In Africa “è tutta vita”

Quando ho scelto di partire per una missione umanitaria in Africa, in molti mi hanno chiesto cosa mi spingesse a farlo: perché lasciare casa per andare in un luogo che, da qui, viene ancora spesso percepito come rischioso?
A febbraio 2025, quando sono partita, avevo appena vent’anni e capisco quanto potesse essere difficile, per un genitore o per chiunque mi stesse intorno, fidarsi o comprendere a fondo le ragioni della mia scelta. 

In realtà, quando mi è stata proposta questa opportunità, nemmeno io mi sentivo davvero all’altezza. Avevo paura di non essere pronta, di non riuscire a donare qualcosa di significativo alle persone che avrei incontrato o di non sapere come approcciarmi a certe situazioni.
Quello di cui ero consapevole è che nutrivo una forte sensazione di voler donare Amore agli altri. Quando, negli anni precedenti, ho svolto il mio servizio (volontariato), in qualsiasi contesto io mi trovassi, ho sempre avuto la percezione che quello fosse ciò a cui mi sento chiamata. La possibilità di donare felicità e Amore con la mia presenza e con ciò che potevo fare per gli altri, mi restituiva una gioia ineguagliabile

È stato solo dopo la mia esperienza in Africa che ho compreso che le mie paure erano del tutto futili. Dio non ci chiede di raggiungere degli standard: ognuno di noi possiede delle caratteristiche uniche da poter offrire agli altri e il nostro esserci avrà comunque sempre un valore. Quando c’è il desiderio autentico di donare Amore, l’età o l’inesperienza non contano nulla. 

Quando sono arrivata in Togo, mi è sembrato come se avessi preso un aereo per cambiare mondo e atterrare su un altro: la loro realtà è completamente diversa dalla nostra.
Da subito ho percepito che la comunità Cuori Grandi fosse un luogo dove si coltiva l’Amore, dove si può guardare al bene in ogni sua forma. È completamente gestita da Maristella e Suor Patrizia (oltre alla grande rete di volontari sempre disposta ad aiutare). Ricordo che una delle prime cose che Maristella mi ha raccontato è che alla loro porta giungono persone con ogni tipo di richiesta, dal “mi serve una penna blu” al “mi è crollato il tetto della casa”. 

E io mi sono chiesta sin da quel momento come fossero riuscite, da sole, a creare una comunità così solida e unita, a trovare la forza per costruire la chiesa, e poi la scuola e ora l’ospedale.
E poi, con il passare dei giorni, ho capito che loro non sono mai sole: che ad accompagnare loro e la comunità c’è sempre Dio, come una presenza costante, sempre viva e accesa. Ed è la loro forte fede a guidarle e a donare loro la forza di volontà che ha permesso di far nascere la comunità. 

Ad Amakpapé, la fede in Dio si respira ovunque: la si vede nel sorriso sempre presente, nonostante tutto, sul volto delle persone; nella perseveranza; nella vita lenta e semplice; nel senso di unione. Per chi è giovane come me, è forse facile comprendere come il rapporto con la fede possa essere altalenante. Eppure lì, nella comunità più che in qualunque altro posto, ho potuto percepire sulla mia pelle quanto lasciarsi guidare dalla fede possa essere liberatorio ed ho potuto vedere con i miei occhi cosa si possa ottenere permettendo a Dio di entrare nella nostra vita. 

Una nuova fonte d'acqua potabile disponibile in un villaggio vicino ad Amakpapé in Togo. Dei ragazzi si dissetano e provano il nuovo rubinetto.

In Africa c’è una vitalità che non ha eguali. Lì è “tutta vita”, nella sua essenzialità e semplicità.
Lì si percepisce la forza della comunità e il bene che la contraddistingue.
Ricordo che già i primi giorni, tutti mi salutavano e sorridevano come se ci conoscessimo da sempre. E così mi ero abituata a camminare per le strade e salutare chiunque, o a sentirmi chiamare per nome da tutti. Qui, invece, siamo più abituati a nutrire freddezza e senso di distacco dalle persone che troviamo intorno a noi. Con me dell’Africa porto tante immagini gioiose come questa, oltre che la bellezza degli incontri che ho vissuto e ciò che ognuno di questi mi ha lasciato. 

Ovviamente porto con me anche scene molto toccanti. Tutti sappiamo quanto la nostra realtà sia costruita su un tessuto di privilegi e quanto sia, dunque, estremamente diversa dalla loro. Nonostante tale consapevolezza, è però estremamente straziante vedere con i propri occhi quanto distanzia il nostro mondo dal loro. Ricordo la lunga camminata che i bambini delle elementari percorrono ogni giorno per recarsi a scuola sotto la pioggia o il caldo torrido; la mamma che non poteva far curare la propria bambina; la contentezza per aver ricevuto un semplice regalo; le case nei villaggi della foresta; la gioia per l’inaugurazione di un forage e la sensazione che ho provato quando ho preso coscienza sulla situazione che prima di quel momento si viveva. 

Il forage che, permettendo loro di avere accesso a una fonte d’acqua, ha riportato dignità e gioia, è la metafora di quanto invece, per noi, tutto ciò che abbiamo appaia così naturale.
Ciò che forse mi ha più segnato di tutta l’esperienza è stato proprio il rientro a casa. La mia permanenza ad Amakpapé ha stravolto il mio modo di vedere ciò che mi circonda e la realtà che vivo quotidianamente. Non ci soffermiamo abbastanza per apprezzare ciò che ci circonda e chi ci sta intorno; siamo così distratti dalla rapidità con cui scorrono le nostre vite e dagli obiettivi che la nostra società ci richiede, che ci dimentichiamo delle cose semplici e essenziali e della felicità che si nasconde in esse. 

L’Africa mi ha donato delle lenti nuove per guardare alla mia realtà e riuscire a scorgere l’Amore che mi circonda. E, con la consapevolezza che ho così tanto Amore intorno, mi ha reso ancora più pronta per poterlo restituire nuovamente agli altri. 


Viviana Mobilia

Hai letto la testimonianza di una persona
che ha preso parte alla Missione Cuori Grandi.

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